Note sul concorso gastronomico del 13 dicembre 2008

Si è conclusa l’ottava edizione dell’annuale Concorso Gastronomico che quest’anno ha avuto come tema “Il ragu’, un piatto, un rito della cucina calabrese”; i concorrenti in gara quest’anno erano 15, poi la giuria tecnica (nella riunione del 1 dicembre) ne ha selezionati 3 che sono andati alla gara finale del 13 dicembre.
I nomi dei primi tre classificati: Pino Giordano (maccarruni a ferrìatti al ragù), a seguire Maria Laganà (ragù di maiale alla Riggitana) e Bruno Platì (piatto delle feste).

Quest’anno, il concorso ha avuto il contributo dell’Assessorato all’Agricoltura della Provincia di Catanzaro; in particolare con l’assessore Montepaone, che condivide le azioni del nostro convivium Slow food, si stanno portando avanti utili iniziative, sulla dieta mediterranea e sul salvataggio di vitigni autoctoni.
Questa esperienza del concorso di quest’anno, è stata molto importante, perchè sta segnando un passo avanti sul progetto di fare adottare i piatti della tradizione (oggetto del concorso) alla ristorazione, aprendo nuovi contatti con cuochi, chef, produttori per la valorizzazione del nostro patrimonio enogastronomico.
Ad inizio di serata è stato servito un semplice ma stuzzicante aperitivo, il MOMO’, creato con la ricetta di Sandro Laugelli (amaro del Capo, Campari e spiedini di ananas aromatizzati con il peperoncino).

Sui tavoli di esposizione, i prodotti usati per i piatti, tutti scelti con cura per riprodurre le sensazioni uniche che i piatti della tradizione sanno dare.
Ai vincitori e’ stato consegnato un piatto in ceramica creato per l’occasione dalla bottega Le ceramiche di Soverato e le caraffe sempre in ceramica. Nell’allestimento della sala, curato con sobrietà e gusto, c’era anche un presepe artistico creato con una forma di pane e con l’abbinamento di vari formati di pasta.

La partecipazione alla cena di tanti soci slow food ed amici slow food (impegnati come giuria popolare) e’stata molto numerosa; ciononostante si è creata un’atmosfera calda e conviviale, realizzando cosi’ uno degli obiettivi slow food: ritrovare il gusto di stare insieme a tavola per gustare i piatti e scambiare le impressioni sulla cucina. L’idea poi di abolire gli antipasti, ha consentito di assaporare meglio le pietanze preparate. Particolarmente graditi, nel menù alcuni “intermezzi gastronomici”, che hanno scandito il ritmo delle degustazioni dei tre piatti in concorso: il capicollo azze zanca grecanico, presidio slow food, il pecorino del Monte Poro, lo ndujotto servito caldo, della ditta SAP, Pugliese, le olive ed i sottoli dell’azienda Migliarese.

E per finire l’immancabile cupeta di Montepaone, fatta da Bruno Plati’ed alcuni pezzi di musica popolare suonati dai Marasà.
Un apprezzamento per lo chef del locale, Massimo Fratto, che con pazienza ha saputo interpretare i piatti dalle ricette consegnate in anonimato dai partecipanti.

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