APPELLO CONTRO IL CONSUMO DEL TERRITORIO.

SLOW FOOD CALABRIA—INU SEZIONE CALABRIA- LAMEZIA TERME 10 MARZO 2011

APPELLO CONTRO IL CONSUMO DI TERRITORIO

Accogliamo il “grido di dolore contro il consumo di territorio e di suolo agricolo in tutte le sue forme” che ha lanciato su Repubblica il presidente di SLOW FOOD Carlo Petrini.

Certo, proprio nell’anno dei festeggiamenti del 150° dell’istituzione dell’Unità d’Italia, non possiamo restare inermi di fronte alla grande catastrofe ambientale e culturale che colpisce l’Italia e che si è accentuata negli ultimi decenni. Il consumo di suolo (la cui stima a livello nazionale dipende da una pluralità di posizioni conflittuali – ISTAT, tra il 1990 e il 2005 la superficie agricola utilizzata si è ridotta di 3 milioni e 663 mila ettari; Paolo Berdini ISTAT, il consumo di suolo tra il 1995 e il 2006 è stato di 750.000 ettari; dossier WWF sul consumo di suolo in Italia di Bernardino Romano, dal 1956 al 2001 la superficie urbanizzata del Paese è cresciuta del 500% ovvero 244.000 ettari all’anno; le stime di Massimo Quaini nel Rapporto 2009 della Società Geografica Italiana; solo per riportare i dati maggiormente diffusi), deve essere assolutamente fermato.

Capire quanto suolo venga effettivamente consumato è pertanto la prima delle missioni per contrastare ed arginare il fenomeno del consumo di suolo, in primo luogo perché la corretta misurazione è l’unica operazione che è in grado di determinare una reale conoscenza del fenomeno, in secondo luogo perché per governare il fenomeno è necessario conoscerlo. Il Centro di Ricerca sui Consumi di Suolo – CRCS denuncia da tempo l’importanza della corretta metodologia di misurazione dichiarando che attualmente solo quattro Regioni italiane dispongono di dati sufficientemente precisi per misurare correttamente il consumo di suolo, tali Regioni sono: la Lombardia, l’Emilia Romagna, il Friuli Venezia Giulia e la Sardegna.

C’è pertanto una urgenza di misurare il consumo di suolo, ed altrettanto urgente è trovare adeguate misure per contenerne il consumo, poichè ne va di mezzo non solo la nostra salute ed incolumità, (la cronaca dei disastri in agricoltura e le continue alluvioni rendono chiari gli effetti dirompenti del progressivo aumento di impermeabilizzazione dei suoli liberi) ma viene colpito il senso dell’appartenenza ai luoghi, l’identità, la connotazione del paesaggio e la memoria.

La Calabria, purtroppo, nonostante la sua ricchezza di biodiversità e la bellezza di aree di alto valore naturalistico e storico, si presenta con un’immagine triste e devastata. Le sue coste sono state prese d’assalto con insediamenti turistici di dubbio valore senza aver contribuito ad un miglioramento dell’economia.

Ma le azioni di devastazione più pericolose, sono quelle che si consumano a ritmi sempre più crescenti con le tante azioni quasi quotidiane, di continue cementificazioni, di costruzioni brutte ed inutili, di tracciati stradali che tagliano le montagne ed invadono oltre ogni misura il territorio, di grandi opere d’arte spesso spropositate di fronte alle necessità. Negli ultimi 50 anni il paesaggio urbano e rurale è stato modificato dalla continua opera di alterazione delle superfici agricole e naturali che progressivamente sono state impermeabilizzate. Ma contemporaneamente si accentua il depauperamento e l’ abbandono di ampie fasce di territorio, soprattutto montano. E la Calabria, per la sua morfologia e la storia dei suoi insediamenti, paga più delle altre regioni questo gap.

L’aumento delle aree urbanizzate ha generato impatti ambientali quali la progressiva perdita di terreni fertili e/o di forte valenza naturalistica, il rischio di inquinamento sempre più diffuso, l’interruzione di corridoi naturali di comunicazione e di migrazione, la compromissione degli originari habitat e biotopi naturali o semi-naturali.

Per tutti questi motivi accogliamo l’appello lanciato da Carlo Petrini per… “Una moratoria che poi, se si uscirà dalla tremenda situazione politica attuale, dovrebbe rendere ufficiale congiuntamente il Ministero dell’Agricoltura, quello dell’Ambiente e anche quello dei Beni Culturali, perché il nostro territorio è il primo bene culturale di questa Nazione che sta per compiere 150 anni”.

Lo scorso anno, durante alcuni seminari organizzati dalla commissione ambiente della sezione INU Calabria sono stati affrontati alcuni di questi temi.

Ora Slow food Calabria insieme alla sezione Inu Calabria, in virtù di un primo protocollo d’intesa siglato, si impegnano ad unire le proprie forze e mettere in campo tutte le azioni utili e possibili affinchè il presidio capillare del territorio e la conoscenza dello stato reale del fenomeno di consumo di suolo possano tradursi in un progetto di riscatto civile delle popolazioni per la salvaguardia del diritto alla qualità ambientale e paesaggistica.

Marisa Gigliotti-presidente Slow food Calabria,   Franco Rossi- presidente INU Calabria.

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