IN VISITA A SERRASTRETTA NEI LUOGHI DELLA COMUNITA’ “CASTAGNE E PASTILLE”.

Domenica 18 novembre abbiamo passato una giornata in visita ai luoghi della comunità di terra madre “Castagne e pastille di Serrastretta”.

E’ stata senz’altro una giornata molto importante, che non voleva essere (e non è stata) un divertimento o soltanto una bella mangiata (anche se questa c’è stata con la sosta al ristorante “Il vecchio Castagno” di Delfino Maruca), ma una presa di coscienza della situazione che regna nelle zone interne e la condivisione degli sforzi che piccoli contadini fanno quotidianamente con il loro lavoro.

Poi a volte qualcuno si ricorda di loro e va trovarli, magari vedendo come strappare qualche sconto sui loro prodotti, invece soltanto andandoci fisicamente più volte l’anno possiamo capire il valore del loro lavoro ed è quello che facciamo con la nostra condotta, cercando occasioni di incontro e di discussione in vari momenti.

Anche la vetrina sul tema delle castagne che abbiamo organizzato al salone del gusto a Torino allo stand slow food Calabria, è stata un’occasione utile per presentare il nostro territorio e per confrontarci con le comunità di altre regioni d’Italia sulla questione della lotta biologica al cinipide.

E’ stata una giornata uggiosa, con pioggerellina continua ed un pò di nebbia… la naturale cornice di una stagione che dovrebbe essere così. Gli antichi in paese la definivano: “tempu de e castagne“, quando anche se il tempo era umido o piovoso si andava comunque a fare la raccolta e ad alimentare il fuoco negli essiccatoi.

Tenere costante il fuoco nell’essiccatoio (“la casella” piccola costruzione in pietra a secco con portico) controllando il tutto almeno 2 volte al giorno per 30 giorni, significa non assentarsi per tutto questo tempo… E poi alla fine di questo lavoro, alla sgusciatura ci sarà la sorpresa: le pastille sono sane o ci sarà uno scarto eccessivo?

E’ vero che quelle meno pregiate andranno a finire per alimentare i maiali, ma se sono belle ed integre possono essere messe sul mercato e contribuire al bilancio familiare. In ogni caso le bucce vengono sempre conservate, per alimentare il fuoco durante l’essiccazione del prossimo anno, chiudendo così un ciclo rispettoso che la saggezza contadina ci ha tramandato fino ai giorni nostri.

La fase di separazione delle bucce (in gergo “U zucculiiare”, dall’antica lavorazione che si faceva con gli zoccoli) verrà fatta nei prossimi giorni.

Angela, Antonio, Angelo, Nicola, che ci hanno accolto facendoci visitare il castagneto e la “casella” con le castagne stese a più strati sull’impalcato di legno, erano sereni, e ringraziavano il Signore perchè quest’anno, dopo il calo di raccolta dello scorso anno, la stagione sembra essere andata un pò meglio. Per intenderci la casella aveva una quantità di castagne pari ad un terzo di quello che si contava solo dieci anni fa per esempio. Ma loro erano comunque felici  e soddisfatti del lavoro che con cura avevano fatto.

Noi auguriamo loro che al momento della sbucciatura le loro aspettative non siano deluse e che possano mettere sul mercato una buona quantità di pastille  e quindi anche di farina.

D’altra parte  questo carattere di serenità e di senso della che si respira a Serrstretta e nel Reventino,  è stato colto dagli studenti dell’Università di scienze gastronomiche di Pollenzo, che hanno visitato questi luoghi a fine agosto riportando sensazioni ed interviste in un bel report , una tappa del progetto Slow Food  dei Granai della memoria.

Avremo modo di farlo conoscere a breve al pubblico, in una presentazione che cureremo insieme all’amministrazione comunale di Serrastretta.

 

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